I 5 buoni motivi per studiare all’estero

Oggi sul blog “Mediazione Linguistica Talenti” abbiamo deciso di riprendere un nostro vecchio articolo precedentemente pubblicato sul sito www.linguaacademy.it, un’agenzia di viaggio (e non solo) per tutti gli studenti che intendono imparare l’inglese o altre lingue all’estero. Siamo infatti convinti che per essere un ottimo mediatore linguistico e culturale, oltre alla pratica costante, occorra studiare la lingua e la sua cultura sul posto, tra i vari stimoli sensoriali presenti.

Studiare all'estero - Mediazione Linguistica Talenti

“Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento.” – Fabrizio Caramagna

Viaggiare e studiare all'estero - Mediazione Linguistica Talenti

Se ti piace viaggiare e allo stesso tempo vuoi imparare le lingue, chi ha detto che per farlo bisogna per forza studiare nel proprio paese? Sempre più studenti abbracciano il mondo degli scambi culturali e/o dei corsi di lingua all’estero. Ma perché?

Ecco 5 buone ragioni per diventare uno studente all’estero!

1 – SICUREZZA NELL’APPRENDIMENTO

Studiare le lingue sui banchi di scuola è certamente il modo semplice: economico, sbrigativo, con professori non madrelingua e (importante) vicino casa propria. Ma non è assolutamente sicuro al 100%! Infatti, in particolar modo per imparare l’inglese, c’è bisogno di un sostegno nell’uso effettivo delle regole e delle sfumature di ogni elemento linguistico. Al contrario, se si sceglie di studiare all’estero è più probabile far propri alcuni automatismi di quella specifica lingua.

2 – MIGLIORI CAPACITÀ ORALI

E’ intuitivo capire come lo studio delle lingue sul posto sia ottimo anche per la nostra produzione orale: sentire ogni giorno i suoni caratterizzanti di una determinata lingua ci permetterà a sua volta di memorizzarli e di riutilizzarli inconsciamente, risparmiandoci intrecci di lingua. Basta pensare alla “r” francese comunemente chiamata erre moscia!

3 – OPPORTUNITÀ DI VIAGGIO

Oltre allo studio, poi, c’è la possibilità di visitare il luogo in cui si risiede e di praticarvi la lingua nello stesso momento. Non per forza dobbiamo scegliere fra dovere e piacere, tuttavia occorre dare l’adeguato spazio ad ognuna di esse. Nei weekend o nel tempo libero, prendersi un attimo di svago e/o relax, significa godere appieno dell’esperienza che si sta vivendo all’estero. Sono infatti eventi della propria vita unici e insostituibili!

4 – CONOSCENZA DI UNA NUOVA CULTURA

Studiare all’estero entrando nel vivo di una diversa cultura è molto utile per comprendere al meglio i meccanismi della lingua e i suoi cambiamenti. Serve inoltre ad entrare nell’ottica vera e propria della sua popolazione appurandone lo stile di vita, il modo di relazionarsi e di mangiare, feste e tradizioni. Nel complesso sarà per te quindi un’esperienza gratificante che renderà il tuo know-how più ricco e di valore, senza essere limitato alla lettura di guide o alla visione di programmi televisivi (il più delle volte fuorvianti).

5 – MAGGIORE INDIPENDENZA

Finalmente verrà poi il momento di una completa autonomia: basta genitori o familiari che ti supportano in ogni (o quasi) aspetto della tua vita. E’ ora di uscire dal bozzolo in cui sei protetto e di cominciare a trasformarsi nel tuo vero IO. Dovrai essere tu, e soltanto tu, a decidere come strutturare la tua giornata, quando e cosa mangiare, dove andare, ecc. Il trucco è superare le proprie incertezze e paure date dalla solitudine, e pensare invece a come questo possa farvi maturare e realizzare.

Fonte: http://www.linguaacademy.it/it/2016/02/18/5-buoni-motivi-per-studiare-allestero/

Mediazione Linguistica Talenti

Miriam Prete

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Lost in Translation: Il doppiaggio delle serie TV

Vorrei porre un quesito a tutti quei mediatori linguistici e culturali che amano vedere le serie televisive in lingua originale. Vi siete mai chiesti: “Come si potrebbe tradurre e adattare questa scena in italiano?” oppure: “Perché il traduttore ha scelto questa soluzione fra le tante possibili?”.

Capirete, infatti, che vi è un’enorme difficoltà nel tradurre certe tipiche espressioni di una lingua in un’altra, così come per la gestualità e il senso dell’umorismo. Non è raro che nelle tipiche sitcom made in USA, durante le scene in cui parte la fastidiosa risata preregistrata, noi non riusciamo a capire la battuta. Ed è proprio da qui che parte un dibattito molto importante: il doppiaggio può essere sostituito da altre forme di mediazione?

A proposito del doppiaggio, bisogna ricordare che in Europa meridionale, e specialmente in Italia, l’utilizzo di questo metodo è diffusissimo se non addirittura unico. Ma perché, negli altri paesi, come fanno gli spettatori a capire il significato di ciò che viene detto? Di sicuro non hanno a disposizione un interprete che procede per simultanea o chuchotage… semplicemente utilizzano forme di traduzione meno drastiche, quali il sottotitolaggio o la tecnica del voice-over (voce fuori campo).

Doppiaggio in Europa - Mediazione Linguistica Talenti.png
Tecniche di traduzione audiovisiva in Europa

Come possiamo infatti vedere dalla cartina, noi italiani, insieme agli spagnoli, ai francesi e ai tedeschi, almeno per quanto riguarda il contesto europeo, rappresentiamo la popolazione più pigra e quella più incline ad utilizzare la tecnica del doppiaggio sia per comodità sia per a volte pigrizia. (Ricordiamoci sempre, ciò nonostante , l’influenza che queste nazioni hanno a livello mondiale dal punto di vista economico nonché linguistico).

Le due alternative proposte, si può ben comprendere, risultano meno dirette e stravolgono meno i dialoghi e conseguentemente il loro relativo senso che purtroppo alcune volte nel doppiaggio vengono necessariamente alterati o addirittura invertiti. Inoltre, è anche vero che mantenere la voce originale degli attori, può essere più gradevole all’udito e alla vista (si eviterebbero atrocità quali, voci inadatte alla fisionomia dei personaggi e problemi nell’adattamento nei primi piani). Unica pecca, risolvibile comunque con un po’ di abitudine: si perderebbe la concentrazione nei confronti della narrazione: per esempio, nel caso del sottotitolaggio dovremmo riuscire a leggere le scritte e, allo stesso tempo, guardare il telefilm.

E voi cosa ne pensate? Siete pro o contro il doppiaggio delle serie televisive?

Intanto, rimanendo in tema, vi lascio con l’improponibile ma, apparentemente unico escamotage dei traduttori/adattatori che hanno dovuto trovare una soluzione alla famosa e fondamentale frase “Hold the door” della serie TV Game of Thrones 06×05.

Adattamento Hold the door - Mediazione Linguistica Talenti

E per concludere ecco per voi un nostro elaborato video su “The Big Bang Theory”. Spero apprezzerete.

Mediazione Linguistica Talenti
Miriam Prete

Event planner – Come organizzare un evento

In attesa del resoconto dell’evento “Got Talent Show” svoltosi il 27 maggio scorso, oggi, qui a Mediazione Linguistica Talenti, parleremo di una nuova opportunità di lavoro per tutti i mediatori linguistici e culturali che potranno approfittare di questa dinamica professione, ovvero quella dell’Event Planner, simbolo palese anch’essa di una forma di mediazione. Prendiamo in considerazione i vari eventi o manifestazioni culturali che, in particolar modo a Roma, vengono organizzati costantemente (“Il Festival dell’Oriente”, per esempio): queste organizzazioni hanno come scopo principale la promozione della cultura o dei prodotti di specifici paesi che attraverso la figura dell’Event Planner, verranno mediati quindi in altri paesi di destinazione.

Sorgerà dunque spontaneo chiedersi: “Quali sono gli step fondamentali per organizzare al meglio qualsiasi tipologia di evento?” – Ed è proprio per questo che “Mediazione Linguistica Talenti” cercherà di rispondere chiaramente al quesito.

STEP 1

Individuare lo scopo e il nome da attribuire all’evento.

Chiaro è sicuramente il fatto che avere le idee chiare su cosa l’evento vuole significare rappresenti il primo passo verso la pianificazione vera e propria. Infatti, le intenzioni di una qualunque manifestazione graveranno sull’intero progetto poiché, ipotesi, nel caso in cui si organizzasse un evento per la promozione dei prodotti biologici, ma, nel corso della programmazione si parlasse esclusivamente di politica, il fattore coerenza andrebbe a perdersi e risulterà un fallimento; o ancora, se prendiamo in considerazione un evento simile al nostro “Got Talent Show”, dove il target è promuovere i giovani mediatori linguistici e le loro opere di mediazione su base artistica, non ci si può permettere di finire nel banale risultando come un qualsiasi altro contest artistico.

Lo stesso discorso vale per la denominazione da dare all’evento e rappresentante il punto di riferimento per gli altri “potenziali” partecipanti/ospiti. Questo, dunque, deve rappresentare in pochi termini l’intero evento e, come riportato sopra, l’intenzione che si ha. Non è facile e, attenzione, richiede addirittura una piena consapevolezza di ciò che si andrà a pianificare. Tuttavia, keine panik, la maggior parte delle volte in cui vi verrà chiesto di realizzare un lavoro, questo primo step è già stato deciso dal cliente o dai suoi collaboratori.

STEP 2

Organizzare lo staff e le loro mansioni.

Staff - Mediazione Linguistica Talenti - Event Planner

Risulterà difficile crederlo ma la parte più complessa e stressante è il momento in cui bisogna relazionarsi e soprattutto, gestire i propri collaboratori. Un consiglio di Mediazione Linguistica Talenti: scegliere persone serie e fidate che hanno avuto già esperienze nel campo! Ovviamente quando possibile e a seconda del tipo di evento da organizzare. Il vostro staff dovrà infatti rendervi conto di tutto il loro lavoro, dato che per qualsiasi sua mancanza starà a voi risponderne; dovrà eseguire i vostri ordini in maniera responsabile e armoniosa, senza polemiche e superbia; dovrà essere istruito e preparato a qualsiasi tipo di problematica e imprevisto. Insomma, dovrete comportarvi da capo ma allo stesso tempo essere per loro mentore e amico: un buon principale si ricorda di ringraziare il suo staff ogni qualvolta assegna un compito e chiede scusa quando ha torto.

Uno volta scelti i collaboratori, si dovrà quindi affidare loro i compiti specifici quali, addetto alle comunicazioni e/o agli inviti, hostess e/o steward, promoter, fotografo, videomaker, presentatore, blogger e professionista dei social media, ecc. Dare chiare istruzioni e compiti ben definiti aiuterà l’organizzazione dell’evento a prevenire i soliti “problemi” di competenza: a volte queste problematiche relative ad eventuali e dubbiose assegnazioni di mansioni conducono al caos e quindi alla generazione di falle nella programmazione. Supervisionare costantemente il loro operato senza però risultare asfissianti sarà un ottimo metodo per far sì che i vostri collaboratori vi portino rispetto ed ammirazione e vi vedano come punto di riferimento per ogni loro incertezza.

STEP 3

Scegliere data e location, programmare la scaletta dell’evento.

Finalmente, eccovi al momento della pianificazione vera e propria: scegliere la data e la location in cui svolgere la manifestazione, seguendo in caso le specifiche di chi vi ha commissionato il lavoro. Subentreranno molti fattori che potrebbero influenzare la vostra decisione, soprattutto nell’atto di far coincidere data e location: la disponibilità della location condiziona la scelta della data, e allo stesso modo decidere prima il giorno ha ripercussioni su dove svolgere l’evento. Di solito come avviene per eventi quali “Motodays”, “Romics”, “CioccolaTò”, ecc., la loro continuità e popolarità eludono questo step riproponendo le stesse caratteristiche. Anche qui un consiglio di Mediazione Linguistica Talenti: seguire le direttive dei datori di lavoro e provare le varie possibilità di congiunzione tra data e luogo… mai scegliere prima una e poi l’altra, se non richiesto!

Ma cosa gli spettatori vedranno? Per quanto riguarda la pianificazione della scaletta, questa è una parte cruciale dell’evento, ed è quindi opportuno consultarsi con un esperto nel settore in caso di poca esperienza. Normalmente, ed ecco qui che rispunta fuori, a seconda dello scopo che si vuole attribuire all’evento, si procederà in maniera differente. Per esempio, l’evento AUPIU “Got Talent Show” ha basato la scaletta dell’evento programmando i vari artisti della mediazione linguistica che dovevano esibirsi sul palco. O come una conferenza di “Incentive”, che programmerà i vari dibattiti e esposizioni dei componenti dell’incontro. Tutto sta nel mantenere il fattore Coerenza, che è l’elemento vincente per un buon lavoro di organizzazione e gestione.

STEP 4

Promuovere l’evento tramite i social media.

Social Media - Event Planner - Mediazione Linguistica Talenti

Promuovere un evento significa far conoscere la sua organizzazione e il suo scopo ad un “potenziale” pubblico che “eventualmente” parteciperà come ospite. Il modo più utile al giorno d’oggi è sicuramente tramite quelle piattaforme mediatiche sempre più popolari: Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Google+, Pinterest, e altri ancora. Infatti, è possibile descrivere e pubblicizzarlo a costo zero ed avere allo stesso tempo una vasta gamma di persone che visualizzeranno l’evento, scegliendo di andare o meno. Questa scelta dipende in modo particolare dai termini che utilizzate per descriverlo; il contenuto e il mondo in cui lo si struttura saranno la carta vincente per un maggior numero di visualizzatori. Ovviamente vi è il bisogno di una figura costante che dirigerà tutta la questione social e che manterrà viva l’attenzione degli utenti sul vostro account/pagina.

Inoltre, molta importanza va data alla creazione di un sito/blog che diventerà il punto di riferimento per chiunque voglia avere maggiori informazioni sullo scopo e il contenuto dell’evento. Mediazione Linguistica Talenti, proprio per questo, è stato creato per essere il tramite tra i nuovi talenti della mediazione linguistica e il pubblico virtuale, ed ha pubblicizzato attraverso i suoi articoli l’evento “Got Talent Show” appositamente organizzato.

STEP 5

Mantenere la calma.

Calma - Mediazione Linguistica Talenti - Event Planner

Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato… e con lui tante paure ed insicurezze. Parola d’ordine: mantenere la calma. Non prendersi dal panico è però facile a dirsi ma difficile a farsi, perciò come fare? Innanzitutto è lecito essere agitati perché tutto è dipeso da voi, in secondo luogo se l’organizzazione di fondo è stata gestita bene non c’è nulla di cui preoccuparsi. Sforzatevi di pensare che nulla potrà andare storto e nel caso contrario che saprete come trovare una soluzione rapida al problema… mettete già in previsione che durante l’evento potranno capitare i cosiddetti “intoppi”. Vi manca un’hostess che non si è presentata il giorno dell’evento? Bene, voi eravate già pronti ed avete già un piano B: giorni prima avevate già chiamato delle persone per possibili sostituzioni. C’è stato un esubero di persone con l’assegnazione in posti riservati? No problem, avevate già previsto un ulteriore numero di posti da riservare. Ricordate siete voi che influenzate il corso dell’evento e non viceversa!

Ed ecco infine un video utile che spiega in modo più dettagliato le caratteristiche e le opportunità di questo settore nonché della professione del Meeting & Event Planner.

Mediazione Linguistica Talenti

Miriam Prete

Professione: Food Blogger

Gironzolando per il web, vi renderete conto che i blog di cucina hanno spopolato per l’intera rete. Molti di questi contengono ricette tradizionali o innovative, utensili da cucina ed il loro funzionamento, cibi sani e diete ipocaloriche. Insomma, diamo il benvenuto alla figura del “Food Blogger” che, diciamocelo, ha ottenuto un successo tale da far nascere persino delle collaborazioni con riviste o canali dedicati al settore.

Prendiamo in considerazione, per esempio, la food blogger Chiara Maci, da molti seguita nel suo blog Sorelleinpentola. Lei, insieme a sua sorella, aveva aperto questa piattaforma solo per gioco, e grazie a questo “svago” è diventata così popolare da partecipare come giurata al contest Cuochi e Fiamme. Nata ad Agropoli il 06 dicembre 1983, è facile capire come sia nata la sua passione per il cibo! Infatti, è stato proprio l’ambiente familiare a far sì che lei potesse trasformare i suoi hobby in una nuova professione lavorativa… e diciamocelo, ha avuto un successo incredibile (soprattutto se pensiamo alla sua laurea in giurisprudenza!).

Chiara Maci - Food Bogger - Mediazione Linguistica Talenti
Chiara Maci – Food Blogger

Ma parliamo anche del nuovo profilo che ultimamente intasa in modo particolare i  nostri social: Tasty. Le sue video-ricette sono inconfutabilmente attrattive e gustose, sembra come se tu potessi toccare con mano, ma soprattutto annusare con il naso, le prelibate pietanze descritte. Ed è proprio per questo che molti food blogger hanno cominciato ad utilizzare questo escamotage nei loro blog e/o canali. Ovviamente il motivo è che per catturare l’attenzione del pubblico, ormai facilmente stancabile, l’assenza di spiegazioni verbali e la rapida descrizione del procedimento culinario step by step rappresenta sicuramente la soluzione migliore. I video in questione sono più brevi ma ricchi di immagini e colori accattivanti che hanno come scopo rapire lo sguardo dell’utente, ma specialmente la sua gola!!

Perché quindi non provare a cimentarsi in questo settore. Ha tutte le caratteristiche ideali ed economiche per un lavoro ideale:

  • Utilizzo di Internet e dei Social Media;
  • Promozione e Indicizzazione del blog;
  • Conoscenza di ricette innovative o “della nonna”.

Di certo, tuttavia, bisogna, come definito nell’ultimo punto, avere delle abilità essenziali e professionali nel trattare l’argomento. State certi che questa sarà per voi un’opportunità importante che, come è successo per Chiara, vi renderà noti in tutta Italia, e non solo… chi lo sa, essendo mediatori linguistici potrete esportare la vostra attività online in tutto il mondo! Non sottovalutate le professioni (food blogger, fashion blogger, travel blogger, and so on) che il mondo digitale oggi vi offre.

Ed ecco per finire un video divertente e ironico in materia di Food Blogger:

Mediazione Linguistica Talenti

Miriam Prete

Groundskeeper Willie

La mediazione linguistica non si applica solo ed esclusivamente nella vita reale o nelle situazioni di rappresentanza. Vi sono molti campi dove i giovani talenti italiani possono far valere le loro qualità, come nel settore televisivo. Prendiamo in considerazione i cartoni animati e quindi le loro trasposizioni da una lingua all’altra. C’è un lavoro e uno studio inimmaginabile dietro tutta la fase di traduzione, poiché la maggior parte di questi cartoon hanno alle spalle la cultura e le tradizioni del loro paese d’origine. E quindi come riportarle in un paese che oltre ad una lingua differente, ha addirittura un insieme di usi e costumi unici?

Per esempio, chi di voi non conosce il giardiniere Willie!? Uno dei personaggi più caratteristici della serie televisiva “I Simpson”, ma anche uno dei personaggi più difficili su cui lavorare nel campo della traduzione/adattamento. Infatti come possiamo vedere, ma soprattutto ascoltare, questo personaggio ha un forte accento sardo nonostante la sua nazionalità originale sia scozzese… ma come fare in questi casi?

Tante domande, tanti pensieri ma poche soluzioni. Tuttavia, l’articolo qui riportato può risultare interessante sia dal punto di vista della mediazione linguistica che dai vari escamotage trovati per affrontare quelle scomode situazioni di lavoro!

doppiareicartoni

Willie is the groundskeeper of Springfield Elementary School. In the original series, he comes from Scotland: the public can understand it both from his accent (which is really different from the one used by Springfield inhabitants) and from the kilt he often wears. Willie is solitary and aggressive and often talks about his Scottish rural life and childhood; he is “diverse”, he acts and speaks differently from the Springfield community and this fact is often highlighted.

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It was difficult to recreate all the features of this character in the Italian version of the show: in fact, the translators had to recreate Willie’s solitary and aggressive nature, which in the U.S. version correspond to the stereotype of Scottish people. “The fundamental difficulty that the Italian translator and dialogue writer encountered was the fact that the Scottish stereotype in Italy does not correspond to the characteristics that Willie presents.” In fact, Italians think…

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